Alcune Foto del Palio
Rionale Monfortese 2010
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U Capidduzzu di Maria
Fede e folclore, riti e devozioni religiose. Ci sono avvenimenti che racchiudono mix misteriosi. Ed anche per questo affascinanti. Soprattutto perché si tramandano da periodi memorabili. Come la processione "du Capidduzzu di Maria", che da oltre tre secoli e mezzo si distingue per l'aspetto religioso e folcloristico e si effettua il sabato antecedente la prima domenica di settembre.
Quest'anno la festa tradizionale è prevista per sabato 4 settembre. Il Capello della Madonna viene conservato gelosamente in un'urna d'argento nel Santuario di Crispino, posto nella frazione montana Pellegrino. Questa tradizione risale al 1650, anno in cui Padre Antonio Faranda donava all'eremo crispiniano un frammento di Capello di Marìa Vergine, per atti del notaio Federico Dolcetta di Messina. Padre Faranda ebbe la sacra reliquia dal sacerdote Paolo Teloia di Randazzo, il quale, a sua volta, l'aveva ricevuta in dono dal Cardinale Ruìz del Val nel 1642. La donazione fu "vincolata" dall'obbligo della venerazione nel periodo stabilito di ogni anno. Ma frammenti di storia parlano pure di altri capelli della Madonna avuti dai monfortesi. Un documento del XVII secolo conservato nella chiesa madre di Monforte San Giorgio narra di un'altra reliquia di "Mariani Capelli – frasi testuali – avuti dal reverendissimo Pirri dell'Ordine dei Gerosolimitani di San Giovanni di Messina" tenuta nella chiesa, mentre in processione si venerava quello donato da Faranda. Ma si sa per certo pure che le reliquie di cui si narra nel documento sono andate perdute, e il prezioso "Capidduzzu" che oggi si porta in processione nell'urna d'argento, è stato donato dal sacerdote Giuseppe Battiato di Sant'Alfio nel 1907, come testimonia un'autentica del vescovo custodita nella chiesa madre monfortese.
L'effetto scenografico della processione, che parte all'imbrunire dalla frazione Pellegrino, adesso non è più costellato dai "bamparizzi" che si sviluppavano lungo il percorso, ma dalle luminarie, il suono delle cornamuse accompagnate da flauti e tamburelli e il rullo dei tamburi delle confraternite, rendono l'atmosfera suggestiva.
Un pò di Storia
I primi insediamenti abitativi nel territorio di Monforte San Giorgio risalgono alla fine della prima età del bronzo (sec. XV a.C.) come risulta dai ritrovamenti archeologici in contrada Pistarina, località impervia e lontana dall’abitato di Pellegrino, frazione montana di Monforte. Si deve ritenere che i primitivi abitatori appartenessero ai Sicani, cioè alla prima popolazione della Sicilia di cui possa veramente dimostrarsi l’esistenza.
E proprio sulle pendici del colle su cui sorge il paese non lontano dalla strada che porta al Santuario dell’ Immacolata gli archeologi hanno individuato alcune grotte che erano state adibite a tombe da tali antichi abitatori della Sicilia.
In epoca greca e romana furono soprattutto le sponde dei torrenti ad essere abitati e particolarmente quelle del torrente Niceto, dove si sono avuti significativi ritrovamenti archeologici: una necropoli di epoca greca nella zona di Bonerba ed un tesoretto costituito da pregiate monete del V secolo a.C. ritrovato nel 1947 in contrada Annunziata .
L'importanza del torrente Niceto nell’antichità è sostenuta da numerosi storici: si pensa che lungo le sue sponde sorgesse un tempio dedicato a Diana Facellina con un centro abitato detto Artemisio.
L'abitato di Monforte ebbe origine durante la resistenza all’occupazione della Sicilia da parte dei mussulmani. Essa a Monforte fu organizzata dai monaci bizantini, fuggiti dall’Oriente per sottrarsi alle persecuzioni durante le lotta contro le immagini sacre (813-820); trovato asilo nelle grotte precedentemente usate dai Sicani come sepolture, essi diedero vita a due comunità religiose organizzate secondo le regole di San Basilio da Cesarea (monaci basiliani).
Al primo apparire del pericolo mussulmano i monaci costruirono un castello sull’alto del colle ed organizzarono la popolazione per resistere all’invasione. Questo castello e quelli di Rometta, Taormina, Miqus (Monte Scuderi) costituenti un formidabile quadrilatero formavano un organico sistema di difesa che rese difficile la conquista del territorio da parte dei Saraceni.
In realtà le cronache del tempo non nominano Monforte, ma il grande arabista Michele Amari in considerazione della posizione del Paese sostiene che il sito dove oggi si vedono i resti del castello di Monforte corrispondesse a Demona, uno dei castelli che più eroicamente parteciparono alla difesa della cristianità dall’attacco degli arabi ed uno degli ultimi ad essere domati. L'invasione mussulmana della Sicilia iniziata nell’827 ebbe termine nel 965 con la caduta di Rometta.
Nel 1061 una spedizione normanna guidata dal conte Ruggero di Altavilla e dal fratello maggiore Roberto iniziò la conquista della Sicilia. Dopo aver preso Messina e Rometta, i Normanni passarono per Monforte, diretti a Tripi; secondo la tradizione, furono trionfalmente accolti dalla popolazione e soprattutto dai monaci basiliani. Il ricordo di questo episodio rivive nella tammurinata e campanata di S. Agata o Katabba che costituisce il sottofondo musicale di questa pagina. Le campane e il tamburo, mezzi di richiamo del mondo cristiano il primo, di quello musulmano il secondo, rievocano le varie fasi dell'avvenimento: il passo del cammello cavalcato da Ruggero, il trotto dei cavalli, lo scalpiccio dei soldati vengono resi realisticamnente dai suoni più o meno intensi dei due strumenti che riproducono anche l'atmosfera festosa seguita alla liberazione. Attiva o interrompe la campanata (katabba)
Le comunità monastiche precedentemente ospitate nelle grotte del colle diedero vita a due distinti monasteri : quello di S. Nicola e quello di S. Anna; tali monasteri da Re Ruggero, figlio del Gran Conte, nel 1131 furono dotati di cospicui possedimenti e sottomessi all’abate del monastero del SS. Salvatore di Messina il quale prese il nome di Archimandrita, cioè capo dei monasteri da lui dipendenti.
Il nome del paese, Montisfortis, compare per la prima volta in un documento che porta la data del 1104 , mentre il geografo arabo al - Idrisi chiama il paese Munt da furt (monte dei forti) forse ricordando il comportamento eroico tenuto dagli abitanti della zona nella resistenza contro i Musulmani di cui era ancora viva la memoria al tempo della stesura della sua opera (1154).
Il castello di Monforte ebbe importanza soprattutto nel periodo svevo e in quello angioino. L'imperatore Federico II lo incluse tra i
castelli che per la loro importanza nel sistema difensivo dell’Isola erano controllati direttamente da lui. Grande fu la fiducia che ebbe nel castello di Monforte Carlo I d’Angiò: su di esso contava particolarmente per respingere sollevazioni popolari.
Monforte col suo castello fu possesso dei reali di Sicilia da cui veniva assegnato in via provvisoria a persone da beneficare. A partire dal 1357 entrò in possesso della famiglia Alagona , come baronia. Nel 1393 il re Martino confiscò il feudo al barone di Monforte Blasco Alagona, accusato di tradimento poiché aveva partecipato ad azioni di guerriglia contro di lui, e lo aggregò alla città di Messina. Successivamente Martino, rimangiandosi quella decisione, assegnò Monforte in feudo alla famiglia Cruillas dalla quale passò nel 1405 per vendita a Nicolò Castagna.
Furono baroni di Monforte i discendenti di Castagna, quindi i Saccano. Poi a partire dal 1596 Monforte fu soggetto ai Moncada, gli ultimi signori del paese, che dal 1628 ebbero il titolo di principi.
DONNE D'EUROPA.
MONFORTE SAN GIORGIO. I patti di fratellanza con Bulgaria, Francia e Spagna hanno segnato la conclusione della prima sessione del progetto Abilities and Skills of European Woman, “Abilità e competenze delle donne europee”, che si è svolta a Monforte San Giorgio, nel salone delle conferenze del Moon Flower. Sulle note degli inni delle quattro nazioni intonati dalla banda musicale diretta dal maestro Fabio Romanzo, tra la commozione generale, con una solenne cerimonia sono stati siglati i patti di gemellaggio con i partner del progetto, approvato dalla Commissione Europea, menzionato per l'innovazione come primo progetto in Italia e terzo in Europa. Le pergamene sono state firmate da Antonia Cervera Carrasco, per Monforte del Cid, Spagna, da Mariela Petrova per l'associazione regionale di municipalità di Central Stara Planina, Bulgaria, da Jean Luc Barre sindaco di Montfort sur Risle per la Francia, e dal sindaco di Monforte San Giorgio Nino Romanzo.
Si è chiusa così la prima fase di un progetto nato grazie alle ricerche dello storico prof. Guglielmo Scoglio che ha contribuito a trovare le città di Monforte nel mondo e che si concluderà a marzo 2011, con il programma comunitario Europa per i cittadini, misura 1.2. Gli interventi hanno visto la partecipazione di Maria Antonella Cocchiara, della Facoltà di Scienze Politiche Università di Messina, di Maria Pia Farinella, giornalista, caporedattore Rai, responsabile del programma Riva Sud, di Fernanda Marano, dirigente ASP Azienda Sanitaria Provinciale di Messina, Dipartimento di Prevenzione, di Eleonora Lo Curto, già Europarlamentare e coordinatrice regionale femminile del Mpa, di Daniela Bruno, assessore alle Politiche Comunitarie, Giovanili e Imprenditoria Giovanile della Provincia regionale di Messina. Jeanne Suzette Brace Le Bigot, docente Universitaria, ha rappresentato le problematiche dell?imprenditoria femminile di Montfort Sur Risle, per la Spagna il deputato regionale Maria Asuncion Prieto Candela,&nbs! p; per l a Bulgaria è intervenuta Daniela Vasileva Sindaco del Comune di Dryanovo.
Hanno chiuso i lavori il deputato Carmelo Lo Monte e l'Onorevole Lino Leanza, assessore della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro della Regione Siciliana. Interventi tecnici di spessore si sono susseguiti nel corso dell'intera sessione e hanno visto al tavolo dei relatori personalità come quella di Caterina Chinnici, magistrato e assessore regionale, della scrittrice Silavana Cappuccio, degli onorevoli Fortunato Romano e Cateno De Luca, dell'università di Messina, con Andrea Romano, preside della facoltà di scienze politiche e Maria Enza La Torre, presidente del comitato pari opportunità, della FIDAPA con il presidente nazionale Giuseppina Seidita, della scrittrice spagnola Mado Martinez, di Maria Cianciolo dirigente dell'unità operativa pari opportunità della regione Sicilia, della provincia di Messina con Paola Briguglio, Mariella Crisafulli, Maria Perrone e Pinella Aliberti. La progettualità è stata curata dagli europrogettisti Gabriella Bigatti, Beatrice Briguglio e Tino Celisi.
La seconda sessione vedrà la delegazione italiana, bulgara e francese in Spagna, quindi sarà visitata la Francia e, a marzo 2011, le delegazioni si ritroveranno a Monforte San Giorgio per chiudere la progettualità.
PALIO RIONALE
MONFORTE SAN GIORGIO. Emozioni, folclore, il senso più genuino dello stare insieme, si sono materializzati solo grazie ad una grande “divisione” del paese in quattro rioni, contraddistinti da colori e tradizioni. Ma più che altro formale identificazione. Catena, colorata di giallorosso e caratterizzata dall'umiltà contadina. Fontana, quartiere biancorosso antica patria dei carrettieri, ma anche “camurriusa” e filibustiera. La biancoceleste Piazza si distingue per la nobiltà, o meglio quale rione popolato dagli ”spillacchi”. Sant'Antonio, quartiere imbandierato di biancoverde, è la patria della cultura pastorale.
La serata della sfilata ha regalato spesso la pelle d'oca. Che spettacolo vedere entrare in piazza il mascherone della “Fontana Lutri” issato a spalla in processione in un tripudio di colori e “bummuleddi cu l'acqua”. La Piazza ha sfoggiato gli indossatori del quartiere in “costume nobiliare”, accompagnati da sbandieratori e suonatori di tamburi e chiarine. Nella sfilata della Catena, con i contadini in abito tipico, si sono aggiunti i frutti della terra “riprodotti” a dimensione d'uomo. Mentre il Sant'Antonio ha messo in mostra i prodotti pastorali ed i costumi tipici hanno regalato il sapore della montagna nello scenario della piazza che diveniva coinvolgente. Gli interventi dei gruppi si sono susseguiti con espressioni artistiche gradevolissime. Dalle poesie alle parodie dei brani musicali più in voga. L'esibizione si è rivelata il coronamento di un coinvolgimento totale che ha contagiato grandi e piccoli. Le prove, le cose da preparare, gli allestimenti da rifinire. E ancora l'attesa per i dettagli organizzativi, le bandiere da appendere, gli striscioni da studiare. Calcio, pallavolo, giochi popolari, birilli fino al 14 agosto, con la serata conclusiva e la staffetta finale. Le polemiche non mancano mai, ma in una piccola comunità la cosa più bella è ritrovarsi insieme in festa.